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Nell’immaginario collettivo le calotte polari sono i posti ideali in cui si trasforma in realtà il concetto di esistenza gelida, asettica e pura. I testi di biologia insegnano che dove c’è ghiaccio non può esserci vita; anche nella sua forma più elementare, i batteri hanno bisogno d’acqua affinché il loro metabolismo possa funzionare. Accade invece che a temperature molto basse il metabolismo non si blocchi. Esso subisce un forte rallentamento. È come se i batteri si mettessero a dormire, continuando però a produrre anidride carbonica e metano. A questa conclusione sono giunti due scienziati americani, Vladimir Romanosky dell’Università di Alaska e Nicolai Panikov dell’Istituto tecnologico del New Jersey. Questa scoperta apre un fronte nuovo nella ricerca delle sorgenti di "gas a effetto serra", essendo sia l’anidride carbonica sia il metano dotati della proprietà di assorbire luce e di emettere onde elettromagnetiche di bassa frequenza che, restando intrappolate nell’atmosfera, la riscaldano. Nessuno è finora riuscito a stabilire con certezza il legame tra attività umane e aumento della temperatura media dell’atmosfera. Di sicuro ci sono le misure sulla concentrazione crescente della percentuale di anidride carbonica e di altri gas a effetto serra (com’è il metano) nell’atmosfera. Il problema non risolto è sulle origini di questo incremento. I polmoni degli oceani Infatti ci sono "sorgenti" e "pozzi" di questi gas negli oceani. Queste enormi quantità d’acqua agiscono come potenti polmoni che emettono e assorbono anidride carbonica. Nessuno però aveva pensato che potessero partecipare al bilancio dei gas a effetto serra anche le calotte polari. Trovare che sotto di esse i batteri possano essere attivi a 40 gradi sotto zero è un’assoluta novità. L’acqua era finora stata considerata una condizione
indispensabile per il metabolismo sia delle forme più semplici di vita,
come le strutture monocellulari tipo batteri, sia delle strutture più
grandi e complesse. In un’intervista alla Bbc, Panikov ha precisato che
sotto le calotte non c’è ghiaccio puro, ma una miscela di ghiaccio e
altre sostanze minerali. Una possibilità è la seguente: i batteri ossidano determinate sostanze che si trovano negli strati gelidi delle calotte polari. Questo processo di ossidazione genera calore che riscalda gli stessi batteri. Un’altra via possibile è che i batteri producano sostanze che mantengono l’acqua nelle cellule allo stato liquido. Capire cosa accade ai batteri e alle diverse forme di
materia vivente nelle zone a temperature bassissime è di estremo valore per
cercare la soluzione al problema dei "pozzi" e delle
"sorgenti" naturali dei gas a effetto serra. L’aumento della temperatura Queste zone erano considerate efficientissimi "pozzi" per i gas a effetto serra. Se le scoperte di Panikov e Romanosky fossero confermate, questi "pozzi" potrebbero diventare potenti sorgenti. E non è tutto. Sotto le calotte polari i batteri che oggi si trovano in stato di "sonno" potrebbero diventare sempre più attivi, se è vero che si va verso un aumento della temperatura terrestre. Un piccolo aumento potrebbe dare un forte incremento all’attività metabolica di questi organismi, alterando la struttura biochimica delle superfici sotto le calotte polari. Sarebbe quindi necessario incorporare le attività di questi batteri nei modelli matematici che si propongono di prevedere in quale direzione va il clima del nostro pianeta. Lo studio delle variazioni climatiche potrebbe portare a conclusioni molto più gravi di quelle finora considerate. Il metano è più efficace dell’anidride carbonica nel
produrre l’effetto serra.
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