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Ma che domenica è? |
«Quando facevo il pasticciere lavoravo soprattutto di domenica. Era normale, dopo la Messa e la lettura del Vangelo, dato che ho una buona voce, ritornare in laboratorio a occuparmi di bignè e cannoli». Sergio Billè, presidente di Confcommercio, ricorda così le sue domeniche da lavoratore. Oggi, che non è più costretto a svolgere quel tipo di attività, ama starsene tranquillo in casa a fare "pulizie". «Sì, trascorro la domenica a passare l’aspirapolvere, ma nel mio cervello», spiega, «cerco di liberarlo dagli acari dello stress quotidiano, leggo molto e curo lo spirito, in modo da essere pronto per affrontare un’altra dura settimana».
«Non ho il tempo. Comunque, la gente considera la domenica un giorno diverso dagli altri, un giorno di liberazione, anche da Prodi e Berlusconi. Non c’è nulla di male a rilassarsi in un centro commerciale e fare la spesa con un po’ più di tempo, senza stress. Tuttavia, il giorno di maggiore affluenza non è la domenica, ma il sabato, perché anche fare la spesa è considerata un’incombenza, un lavoro. La domenica continua a conservare una sua sacralità. In Germania addirittura è tutto il week-end a essere considerato sacro».
«È un discorso legato soprattutto alle città turistiche, dove i visitatori richiedono effettivamente lo shopping anche di domenica».
«Purtroppo le città spesso non offrono luoghi adeguati per fare una passeggiata o semplicemente per incontrare gli altri. I centri commerciali suppliscono a questa mancanza».
«Il problema non è legato alla domenica, magari fosse così».
«Il dato diffuso giovedì 12 da Istat ed Eurostat sull’andamento del nostro Pil (Prodotto interno lordo) credo che abbia fatto cadere anche l’ultimo velo di ottimismo che, sia pure appuntato con gli spilli, ancora ci restava. Se la gente non ha soldi non spende, e non importa che sia domenica o un giorno qualunque della settimana».
«Certamente, c’è una persistente debolezza della domanda interna, che porterà a un aumento della spesa delle famiglie pari soltanto allo 0,3 per cento nel 2005 e allo 0,9 per cento nel 2006. Per quest’anno, il nostro centro studi segnala, in particolare, l’andamento stagnante per i beni alimentari e un’evoluzione un po’ più favorevole per i beni durevoli. Altro che acquisti domenicali: la gente si chiude in casa. È una situazione quasi da ultima spiaggia, talmente grave da esigere, per fronteggiarla e per contrastarla, la collaborazione e un grande senso di responsabilità da parte di tutti».
«Non credo che la situazione sia così drammatica. Ci sono i soliti lavori che si svolgono anche la domenica, come il pasticciere, per allietare gli altri...». Giuseppe
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