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Grande mito moderno per adulti e ragazzi |
Stellare. Non c’è aggettivo migliore per la saga più ricca della storia del cinema. Innanzitutto per gli incassi: le prime cinque pellicole di Guerre stellari, soltanto per i biglietti venduti in sala, hanno fruttato 3 miliardi e 363 milioni di dollari. Bottino che va moltiplicato almeno per tre se si considerano anche i proventi dell’home-video, del merchandising, dei libri e di tutti gli altri fortunati prodotti legati al marchio creato (e tuttora posseduto in esclusiva) dal regista e sceneggiatore George Lucas. Poi per la fenomenologia: dal 1977, anno d’esordio della serie, generazioni di spettatori sono cresciute fantasticando su pianeti misteriosi e galassie remote grazie a personaggi come il nobile Luke Skywalker, sua sorella Leila, l’avventuriero Han Solo, il saggio Obi-Wan Kenobi, il minuscolo Yoda, i robot parlanti D3-BO e C1-P8, lo scimmione Chewbacca, l’infernale Darth Vader, l’oscuro imperatore Palpatine e una miriade di strambe creature realizzate con innovative tecniche digitali. Infine, per l’attesa dell’ultimo capitolo, Star Wars - Episodio III: La vendetta dei Sith. Un’operazione commerciale concepita come una vera invasione dei cinema: saranno migliaia le sale in tutto il mondo che venerdì 20 maggio proietteranno l’ultimo gioiello di Lucas. I più fortunati saranno gli americani che, per il fuso orario, daranno il via all’evento la sera del 19 maggio. Più fortunati ancora i 5.000 accreditati al Festival di Cannes, capaci di bloccare la Croisette per la ressa pur di conquistarsi uno strapuntino all’anteprima mondiale di domenica 15. Quello appena trascorso è stato per Guerre stellari il fine settimana della consacrazione festivaliera. Pare che la campagna pubblicitaria voluta da Lucas sia costata quasi quanto il film: 115 i milioni di dollari del budget per la lavorazione con esterni in Thailandia, Cina, Svizzera, Tunisia, Inghilterra, Italia e gli interni girati in digitale in Australia. Insomma, come resistere? Manifesti ammiccanti ovunque, tamtam di radio e televisioni, foto, articoli sui giornali... E quando, dopo la proiezione, il regista si è materializzato all’incontro con i giornalisti l’applauso è stato liberatorio. Per tutti. Il film è bello. Senz’altro il più spettacolare della seconda triade.
«La vendetta dei Sith era l’anello mancante: il cerchio è chiuso. Messe insieme, prima e seconda trilogia formano una saga di padri e figli. Quando nel 1972 scrissi i primi appunti su Star Wars, avevo in mente le avventure di Buck Rogers e di Flash Gordon. Pensavo a una via di mezzo tra 2001 - Odissea nello spazio e James Bond. Capii di aver dato il via a un gioco magico che andava ben oltre il primo film».
«Non ho fatto altro che ridare vita e passione all’eterno conflitto tra Bene e Male. L’idea portante di Guerre stellari è rimasta la stessa dall’inizio: la storia di un padre che esce dalla grazia e che trova la redenzione attraverso la luce portata dal figlio. I primi tre episodi narrano la caduta, gli altri tre la redenzione». Agli spettatori meno smaliziati sarà bene ricordare che tra le tante trovate geniali di Lucas c’è stata quella di iniziare il racconto cinematografico dal centro della storia. Insomma, il primo film, Guerre stellari: Una nuova speranza (con Harrison Ford e Mark Hamlin) nella testa dell’ideatore era il quarto episodio, L’Impero colpisce ancora il quinto, e Il ritorno dello Jedi il sesto e conclusivo. Poi Lucas è passato a raccontare ciò che era accaduto prima. La minaccia fantasma, in cui entrava in gioco la principessa Padmè Amidala, era in realtà l’incipit del racconto che poi è proseguito con L’attacco dei cloni, in cui Anakin Skywalker s’innamorava di Amidala malgrado non avesse dovuto, essendo un allievo cavaliere Jedi. Ora, con La vendetta dei Sith scopriamo come il fiero Anakin sia potuto passare dalla parte del Male, asservendosi alle mire del losco Palpatine. E come Luke e Leila, eroi che anni dopo sconfiggeranno l’Impero, altri non siano che i figli nati dal tormentato amore tra Anakin e Amidala. Meglio non svelare altro, se non che nel film ci sono le più spettacolari battaglie a colpi di spada laser. E che la seconda parte è davvero un po’ forte.
«Penso che la gente non veda l’ora di tirare le fila. Ma spero che rifletta anche su come sia facile perdere la pace».
«Ho messo molto di me in tutti loro. Certo, mi sarebbe piaciuto essere eroico e sfrontato come Han Solo. Ma devo ammettere che, nella realtà, sono più simile agli Skywalker, padre e figlio. Cioè nel bene e nel male». Maurizio
Turrioni
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