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Un successo stellare |
Altro che Hannibal Lecter, lo psichiatra cannibale di Il silenzio degli innocenti, o l’inquietante Jack Nicholson nell’interpretazione di Shining. Secondo un sondaggio del 2004 del quotidiano Usa Today, è Darth Vader il personaggio della storia del cinema che ha spaventato di più gli americani. Niente di strano. Nella storia cinematografica mondiale, nessun altro film di culto è stato in grado di forgiare un immaginario collettivo tanto ricco – ebbene sì, anche in termini di denaro – e penetrante come il ciclo di Guerre stellari. Nel corso di quasi trent’anni e cinque episodi – cui ora si è aggiunto l’ultimo –, la grande saga di George Lucas non solo ha rivoluzionato il modo di fare film, ma ha anche sviluppato il concetto di merchandising cinematografico: i primi cinque film avevano incassato al botteghino oltre tre miliardi di dollari. Una bazzecola, in confronto ai cinque miliardi di dollari che la Lucasfilm ha intascato in videogiochi, magliette, giocattoli e gadget di ogni tipo ispirati ai personaggi e alle storie di Star Wars. Dal cinema fino alla scuola Quello che gravita intorno a Star Wars è un mercato trasversale: se per gli adulti di oggi, che ai tempi dei primi episodi della saga erano ragazzini, Guerre stellari rappresenta un evento cult e ha dato origine a un fenomeno di collezionismo, per il pubblico dei più giovani l’azienda danese Lego, a partire dal 1999, ha proposto costruzioni che ricreano le scene della saga, e i vari Luke Skywalker e Jedi compaiono su magliette, cartelle e quaderni di scuola. «Star Wars è un fenomeno radicato nella cultura "pop" americana, che poi si è diffuso anche al di qua dell’Oceano», spiega Giampaolo Gasperi che, oltre a essere il traduttore ufficiale della Lucasfilm dal 1991, fa anche consulenza per il licensing in Italia, fino al 2002 gestito dalla Copyright Productions e ora da Daniele di Montezemolo e associati. «In Italia il mercato è un po’ più difficile e meno costante rispetto a tutto il Nordeuropa». In occasione dell’uscita di La vendetta dei Sith, comunque, è stata lanciata anche in casa nostra un’attività promozionale a tutto campo. Alcuni esempi: Pringles e Kellogs hanno acquistato i diritti per sfruttare l’immagine di Star Wars rispettivamente su confezioni di patatine e scatole di cereali, la Panini lancia una serie a fumetti; Activision una di giochi per playstation; e la Multinational Hasbro – che dal ’97 detiene la licenza mondiale – inizia una nuova serie di giocattoli e pupazzi puntando, questa volta, sulla maschera corazzata di Darth Vader con un meccanismo per cambiare la voce. Sul fronte editoriale, la DeAgostini lancia un’enciclopedia in 40 fascicoli; Rcs e Sperling & Kupfer continuano le serie di libri, la prima per ragazzi, la seconda per adulti. Ci sono anche i cartoni animati Dal 2 al 6 maggio Cartoon Network ha mandato in onda episodi inediti di Star Wars: Clone Wars, l’unica serie animata voluta espressamente da Lucas. Inoltre, domenica 15 maggio, al Parco Sempione di Milano, la Twentieth Century Fox Italia ha organizzato una caccia al tesoro per i più piccoli ispirata a Guerre stellari. All’iniziativa era legata una raccolta di fondi per i progetti sostenuti dalla Fondazione Milan e dal Comitato "Crescere insieme al Sant’Anna". La Triennale di Milano celebra Star Wars con una grande mostra che va avanti fino ad agosto: su una superficie di 1.200 metri quadrati il pubblico si immerge nell’universo e nelle atmosfere "stellari" attraverso 250 tra oggetti e disegni originali provenienti dagli studi della Lucasfilm, che ripercorrono il processo creativo e artistico dalle scene iniziali. «Guerre stellari si colloca in una dimensione favolistica», spiega Giampaolo Gasperi, che ha tradotto quasi tutto il pubblicato su Star Wars e ha supervisionato gli episodi II e III, un lavoro affascinante, certo non semplice: «Non ci sono riferimenti al tempo e alla quotidianità. È un mondo a parte, e la difficoltà del tradurre sta nel non poter fare riferimento alla realtà terrestre, nel creare un linguaggio nuovo». Al di là del fenomeno di merchandising, per il professor Francesco Casetti, docente di Filmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’aspetto di vero interesse di Guerre stellari è un altro: «In una cultura come la nostra, che ha il suo tempo ideale nello spot pubblicitario, colpisce il ritorno di una civiltà di tipo seriale, la nostalgia per la dimensione della saga e del grande mito; una saga certo moderna, basata sulla costruzione di un mondo coerente, virtuale e parallelo, con le sue città e le sue mappe». Un universo che, pur nella sua complessità psicologica, non riconducibile comunque a quella umana, si presenta come estremamente laico. «Anche se è possibile leggere questo mondo come un grande affresco agiografico, che ha come riferimento il libro della Genesi», continua Casetti, «nell’universo di Guerre stellari non c’è trascendenza, non c’è spazio per il divino e il soprannaturale, non c’è vera conversione, e il sacrificio, se è presente, non è mai in nome di qualcun altro». E aggiunge: «Star Wars sarebbe un oggetto di studio interessante per un sociologo della religione, ancora prima che per gli studiosi di marketing». Giulia
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