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Attualità.
di Paolo Romani


COSTUME
FINO AL 25 SETTEMBRE IN GIAPPONE L'EXPO 2005 SUL TEMA
"LA SAGGEZZA DELLA NATURA"


IL FUTURO È ADESSO

Protezione dell'ambiente e tecnologia, materiali naturali e abilissimi robot. Ma l'Italia riscuote successo per una statua di bronzo di 2.400 anni.

Tokyo

Sviluppo sostenibile: un’espressione che fino a pochissimi anni fa suonava enigmatica alle orecchie dei più, ma che il Giappone, il Paese tecnologicamente più avanzato del mondo, conta ora di rendere familiare ai 15 e passa milioni di visitatori attesi a Aichi (20 chilometri da Nagoya, 300 a sud di Tokyo) fino al 25 settembre.

Inaugurata il 25 marzo, la prima Esposizione universale del XXI secolo propone un tema suggestivo – "La saggezza della natura" – e un obiettivo ambizioso: tratteggiare una società del futuro nella quale la protezione dell’ambiente, la crescita economica e lo sviluppo industriale convivano armoniosamente. Partecipano all’Expo 121 Paesi, quattro organizzazioni internazionali e un gran numero di Ong (Organizzazioni non governative) il cui denominatore comune è la difesa dell’ambiente.

Il robot trombettista fa parte della banda che suona jazz, una delle attrazioni più apprezzate dell Expo (foto AP).
Il robot trombettista fa parte della banda che suona jazz,
una delle attrazioni più apprezzate dell Expo (foto AP).

Lo sviluppo disordinato degli ultimi decenni e l’accelerazione della mondializzazione, con l’emergenza dei nuovi colossi economici (oggi la Cina e l’India, domani il Brasile), fanno pesare gravi minacce sugli elementi fondamentali per l’esistenza dell’umanità, l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo. Considerate fino a ieri risorse infinite e gratuite, ora che l’"effetto serra" e l’inquinamento le mettono a repentaglio si scopre improvvisamente quanto siano preziose. Viene in mente il grido d’allarme lanciato negli anni ’70 del secolo scorso da René Dumont, pioniere del movimento ecologico francese: «Un giorno l’acqua costerà più del petrolio».

Di qui l’idea dei giapponesi di fare dell’Expo 2005, tra fantascienza e nostalgie ecologiche, la vetrina dello sviluppo sostenibile, o meglio un laboratorio sperimentale che sfrutta la tecnologia più avanzata e le energie rinnovabili, e dove persino i rifiuti disseminati dai visitatori vengono trasformati in combustibile. Per rendere meno inquinanti i mezzi di trasporto, gli organizzatori dell’Expo non hanno lesinato sulle innovazioni.

Si può andare ad Aichi con il "Linimo", un treno a levitazione magnetica che sfreccia veloce e silenzioso senza ruote. Una volta giunti a destinazione, il primo impatto è quello con il global loop, un anello tortuoso lungo due chilometri e mezzo, sospeso a 21 metri d’altezza, che collega fra loro tutti i padiglioni: sul suo pavimento di legno si muovono i risciò elettrici superaccessoriati. Al livello inferiore scorrono gli Imts (Intelligent multimode transit system), minibus a metano senza autista guidati da boe magnetiche sistemate lungo la corsia: al posto del guidatore (umorismo nipponico?) siede una specie di grosso orsacchiotto, un peluche verde. E, ancora, altri autobus "ecologici", ma stavolta con autista, che si nutrono di idrogeno.

La poltrona automobile

Per restare nel campo dei trasporti, la Toyota presenta l’avveniristica "i-unit", un veicolo monoposto multiuso. Nei luoghi affollati è una poltrona mobile, che avvolge il viaggiatore e si muove, silenziosissima e attenta, sui marciapiedi e sui prati, evitando pedoni, bambini, carrozzine e biciclette. Una volta arrivata sulla strada, però, si trasforma in una vera automobile, simile a un go-kart: il sedile si inclina all’indietro, la macchina si abbassa, si allarga e si allunga, le ruote anteriori e posteriori, prima attaccate, si separano. La "i-unit" è abbastanza veloce, consuma pochissimo e soprattutto è dotata di accessori da fantascienza: riconosce il proprietario dai palmi delle mani e dalla faccia (niente più bisogno di chiavi, dunque), fornisce informazioni e musica (la scelta dei brani si adatta all’umore del conducente), dispone ovviamente di computer e di telefono e persino di un pilota automatico.

Umanoidi quasi umani

Protagonisti dell’Expo sono i robot: Toyota e altre grandi aziende ne presentano più di 60, programmati per i compiti più svariati. Ci sono i robot-balie e quelli che fanno i lavori domestici, i robot poliziotti, artificieri o vigili del fuoco. I robot "preistorici" riproducono dinosauri e tirannosauri tanto fedelmente che non sembrano neppure finti e fanno concorrenza al gigantesco scheletro del mammut esposto nel padiglione russo: venuto alla luce recentemente in Siberia, con lo scioglimento del ghiaccio, è un modo per ricordare a tutti quali siano le conseguenze del riscaldamento globale. Gli "Actroid", umanoidi con le sembianze di graziose geishe, fungono da guide turistiche (parlano giapponese, inglese, cinese, coreano).

Una grande attrazione è la banda di sette umanoidi suonatori che si esibisce in brani di jazz e When the saints go marchin’ in; senza dimenticare la versione rivoluzionaria della sedia a rotelle, che anziché rotolare si muove camminando agilmente su due gambe e risolve per gli infermi e gli handicappati il problema (finora insolubile) di come salire e scendere le scale.

Gli organizzatori hanno voluto creare un sito che "aggredisse" il meno possibile l’ambiente. I padiglioni sono tutti provvisori: una volta finita la manifestazione, saranno smontati, in modo che i 173 ettari di colline boscose di Aichi ritrovino l’aspetto di prima.

In sintonia con il tema dell’Expo ("La saggezza della natura"), il padiglione giapponese è costruito esclusivamente con materiali biodegradabili, a cominciare dall’immensa cupola realizzata con 30.000 pali di bambù.

Non lontano c’è il "polmone ecologico", una parete lunga 150 metri, tappezzata con 200 specie vegetali (piante e fiori) che assorbono il diossido di carbonio e migliorano la qualità dell’aria. I giapponesi pensano di sistemare in futuro centinaia di questi "biopolmoni" nelle zone densamente popolate per controllare l’inquinamento.

Il padiglione francese (abbinato a quello tedesco) ha scelto di illustrare, con un film "catastrofico" proiettato a 360°, le minacce ecologiche che si addensano sul nostro pianeta. Dirimpetto c’è il padiglione dell’Italia che (diciamolo pure senza sciovinismo) è davvero una bella realizzazione. Difatti, è preso d’assalto dai visitatori.

Una Fiat 500 di cioccolato

Il merito, diranno i maligni, è tutto del "Caffè Torino", l’unico posto in tutta l’Expo dove si possa sorseggiare un ottimo espresso. La vera attrazione, però, è un’altra. Vogliamo parlare della statua del Satiro danzante di Mazara del Vallo: da quando, nel 1988, rimase impigliato nelle reti di un peschereccio nel Canale di Sicilia, è la prima volta che il bronzo vecchio di 2.400 anni lascia l’Italia per essere esposto in un suggestivo gioco di luci e ombre. "L’arte del vivere" è il tema del padiglione Italia: il percorso espositivo, centrato sulla "solarità" del Mediterraneo, vuole dare del nostro Paese un’immagine nella quale si coniugano storia, tradizione, modernità e tecnologia, per creare appunto quella qualità della vita che tanto affascina gli stranieri. Il tutto condito con un pizzico di umorismo: fra gli oggetti in mostra, quello che manda in visibilio i visitatori è il modello (grandezza naturale) di una Fiat 500…, di cioccolato.

Paolo Romani

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