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Attualità
di Silvano Guidi


ECONOMIA
LA BATTAGLIA PER LA CONQUISTA DELL'ANTONVENETA


GRANA PADANA

Una banca di provincia è riuscita a tenere testa a grandi gruppi finanziari internazionali. Merito di un territorio che ha una mentalità produttiva aggressiva e vincente.

Per gli addetti ai lavori l’episodio è già leggenda. Quando qualche tempo fa il sussiegoso Financial Times, autorevolissimo quotidiano economico britannico, chiese con sarcastica curiosità: where is Lodi?, dov’è Lodi, era perché l’intero mondo finanziario internazionale sembrava non credere ai propri occhi di fronte allo scontro fra una piccola banca italiana, la Popolare di Lodi, e i giganti olandesi della Abn Amro, in urto frontale per l’acquisizione di un altro istituto di credito, l’Antonveneta di Padova. Nell’universo degli sportelli le dimensioni, si sa, sono relative, e ciò che è medio o grande in Italia rimpicciolisce parecchio in contesti internazionali; così gli osservatori della City londinese scorrendo la graduatoria delle prime 50 banche europee, elenco stilato sulla base dei capitali posseduti, trovavano al tredicesimo posto gli arrembanti olandesi, in quarantacinquesima posizione la preda patavina, ma non riscontravano traccia della più antica Popolare d’Italia, quell’istituto nato nel lontano 1864 come Banca mutua popolare agricola di Lodi, votata per decenni a elargire credito al prudente mondo contadino incastonato fra l’Adda e il Po. Ecco spiegato il retorico interrogativo del quotidiano britannico Financial Times: "dov’è Lodi?", che meglio si sarebbe potuto leggere come: «ma che peso specifico ha nella graduatoria europea delle banche la Bpl?», curiosità quindi niente affatto geografica, quanto piuttosto un allusivo concentrato di dubbi sul dinamismo finanziario dell’istituto guidato da Gianpiero Fiorani.

Del resto la vicenda tiene banco da settimane sulle pagine economiche di tutti i giornali, italiani e stranieri; in un ping-pong di valutazioni antitetiche: a chi sostiene che bisogna difendere l’italianità delle nostre banche dall’invasione straniera, c’è chi prontamente replica come essere entrati in Europa e averne accettato le regole di mercato implichi la concreta possibilità che banche come Bnl e Antonveneta finiscano sotto controllo di gruppi internazionali, senza che ci sia da stupirsene.

Uno scorcio di corso Vittorio Emanuele.
Uno scorcio di corso Vittorio Emanuele
(foto Vision).

Un diffuso clima di consenso

A Lodi, cittadina dai tratti medievali, amata dal Barbarossa, di spirito ghibellino, capoluogo di una provincia che conta 209 mila abitanti, senza particolari affanni economici, si respira un diffuso clima di consenso intorno alle mosse dell’amministratore delegato della Popolare. Difficile aspettarsi che possa essere diversamente, quando un’azienda ha ruolo tanto preminente sul territorio. Scherzando, ma non troppo, si dice che a Lodi esistano tre categorie di persone: chi lavora in banca, chi è pensionato della banca, e chi studia sperando di entrare in banca.

«È la nostra azienda privata con il più alto numero di occupati», conferma il sindaco di Lodi Lorenzo Guerini, della Margherita. «Realtà importante, ma non cattedrale unica. L’economia qui pulsa senza aritmie in tante direzioni diverse, dalle coltivazioni agricole alla zootecnia, dal più grande macello d’Europa creato da Cremonini all’informatica per studi professionali, imprese e banche messe a punto da Zucchetti, dai prodotti cosmetici dell’Erborario ai centri di ricerca in campo agro-zootecnico, dalle industrie elettromeccaniche agli ipermercati, così tanto numerosi nella nostra provincia da averne fatto una zona di primato europeo in rapporto al numero degli abitanti».

«Ogni attività industriale, economica e commerciale ha storicamente avuto il sostegno della nostra banca», continua Guerini. «È naturale che la gente segua con senso di orgoglio quanto sta accadendo, preoccupata solo, forse, che la crescita ne faccia una banca sempre meno lodigiana e fatalmente più distante dai bisogni e richieste locali».

La consapevolezza dei primati aleggia a Lodi e dintorni quasi a costruire una degna cornice per le imprese della Bpl, che negli ultimi otto anni ha decuplicato il numero degli sportelli, ha fatto shopping in qualunque parte d’Italia, una Cassa regionale veniva messa in vendita, ha chiesto ai suoi azionisti ripetuti aumenti di capitale.

Ci ragguaglia in proposito Antonio Biancardi, allevatore di bovini e titolare della Solana, un’azienda che trasforma pomodori in conserve, trattando più di due milioni di quintali di prodotto l’anno, nei soli 60 giorni della stagione canonica, compresa fra luglio e agosto.

Latte e componenti per auto

Ne scaturisce una sorta di medagliere dell’operosità. «Le stalle lodigiane sono campionesse del mondo nella produzione di latte; dei 4 milioni di suini allevati in Lombardia, 600 mila si trovano nel Lodigiano e i prosciutti di Parma e San Daniele sono ottenuti per l’80 per cento da cosci lombardi; le forme di grana padano messe a stagionare ogni anno sono 4 milioni e 400 mila; e produciamo pure componenti per auto destinati a ogni parte del mondo; mentre intorno ai caselli autostradali di Lodi e Casalpusterlengo è un fiorire di infrastrutture logistiche». Insomma, tutti gli indizi sembrano convergere verso un unico punto focale: a un territorio tanto dinamico deve fare da contraltare una banca altrettanto spumeggiante.

«Sa perché siamo forti?», ironizza il direttore dell’associazione industriali lodigiani, Maurizio Galli. «Perché non abbiamo un settore trainante, perché il manifatturiero da noi è misto, facciamo di tutto un po’, piuttosto bene, ma senza eccellere in nulla in particolare. Così, quando un settore entra in crisi, noi non ne risentiamo».

La Banca popolare di Lodi si sta accingendo a un enorme sforzo finanziario, almeno 4,2 miliardi di euro, per sostenere l’operazione Antonveneta contro gli olandesi di Abn Amro e non si tratta solo di uno scontro fra banche rivali, ma di una più vasta e sotterranea battaglia dove grandi imprese italiane, storicamente forti per intrecci azionari blindati, tifano per lo "straniero" e fanno opposizione ai parvenu che dimostrano di avere inventiva, mezzi economici e disponibilità al rischio.

Qualche anno fa gli strali colpirono esponenti della cosiddetta razza padana, Colaninno in testa, che muovevano alla conquista di Telecom; oggi sotto tiro c’è il ragioniere Fiorani di Codogno, spalleggiato da alleati ancora padani, come Gnutti, Lonati e Coppola.

Silvano Guidi

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