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di
Gigi Vesigna
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MUSICA
"NON È PECCATO" , UN ALBUM FIRMATO DA UNA
PARATA DI BIG
DELLA MUSICA ITALIANA
CANZONI
PER SYRIA
Jovanotti,
Tiziano Ferro, Francesco Sarcina, Mario Venuti e Giorgia riuniti in un cd di
canzoni interpretate da una grande voce.
Che racconta una straordinaria avventura.
Lorenzo, Tiziano,
Francesco, Giorgia e Mario, affettuosamente. Potrebbe essere la dedica che
un gruppo di amici hanno scritto per Syria, affidandole ciascuno una propria
canzone. Gli amici sono Jovanotti, Tiziano Ferro, Francesco Sarcina, Giorgia
e Mario Venuti, riuniti in un album intitolato Non è peccato, curato
da Michele Canova: un nome, una garanzia, dato che è il produttore di Eros
Ramazzotti, Max Pezzali, Tiziano Ferro e Jovanotti.
«È stata una lunga, straordinaria avventura», ammette
Syria, 28 anni, vero nome Cecilia Cipressi (il nome d’arte è quello della
nonna). Cecilia ha cominciato a cantare nel 1995, scoperta da Claudio
Mattone, ed è cresciuta sotto l’ala del suo grande amico Biagio Antonacci.
Ha già inciso canzoni con Gianna Nannini, Max Pezzali e adesso
"esagera", monopolizzando le canzoni di mezza musica italiana,
quella che conta, ma soprattutto quella che vende.
«Ogni
canzone è un’esperienza», racconta, «con Lorenzo (Jovanotti) ho messo
le radici, lui aveva già scritto per me L’amore è, che ho
presentato a Sanremo. Stavolta ci siamo incontrati a Cortona, nella sua
casa, e poi in sala di registrazione, per far nascere Non sono, un’originale
parata delle donne di cui hanno raccontato in musica la storia, da Angie dei
Rolling Stones alla Non è Francesca di Battisti, la mitica Michelle
dei Beatles, la Berta che filava di Rino Gaetano, la Gloria resa
celebre da Umberto Tozzi, l’Alice che guarda i gatti di Francesco
De Gregori, la Sara di Antonello Venditti che si sveglia a primavera.
E ancora la Laura che non c’è di Nek, la Sally "senti
che bel rumore" di Vasco Rossi, la Giulia che vibra con "Le
vibrazioni", l’Anna tanto voluta da Battisti, la Teresa alla
quale Buscaglione raccomandava di non prendere quel fucile, e la Mary picchiata
dal papà dei Gemelli diversi. Infine c’è La ragazza d’Ipanema,
resa celebre dal brasiliano Jobim. Tra tutte queste signore l’unica che
esiste è la ragazza d’Ipanema, ormai un’anziana signora che vive a Rio;
ha un negozio di souvenir, ma rifiuta di farsi fotografare. Non so cosa
pagherei per avere una foto con lei. Poi Lorenzo mi ha stupita e frastornata
quando abbiamo inciso Più di una pasticca. Per rendere elettrica l’atmosfera,
visto che si tratta delle sensazioni di una ragazza ultrafelice perché,
innamorata, vede tutto rosa, Lorenzo s’è messo a saltare come un grillo
al di là del vetro e ad accendere e spegnere le luci in sala perché voleva
creare un’effetto discoteca. Per favore, ti chiedo
di spiegare che quella pastiglia immaginata da Jovanotti è una specie di
aspirina e non una droga. In Toscana si chiama pastiglia qualsiasi
medicinale si prenda per bocca, e poi Lorenzo e io siamo lontanissimi dal
mondo della droga, e non capiamo chi ne fa uso».
Dopo Jovanotti, Tiziano Ferro. «Una sera mi chiama sul
cellulare una voce maschile che mi dice: "Sono Tiziano Ferro". Si
vabbè, rispondo, anche perché Tiziano proprio non lo conoscevo. Lui
insiste e mi dice che ha una canzone per me. Ci incontriamo nella mia casa
al mare, a Sabaudia. E così una sera ci siamo seduti in macchina, in riva
al mare, e abbiamo ascoltato e riascoltato
E va be’è. Il mio album, quella sera, s’è arricchito di una nuova
gemma.
Per Alice nel paese delle meraviglie ho preso io l’iniziativa. Sono
da sempre un’ammiratrice del gruppo "Le vibrazioni", ma
personalmente non li conoscevo. Così ho chiamato Francesco (Sarcina) e gli
ho sparato un "bando alle ciance, ho bisogno di una vostra
canzone". Ci siamo incontrati, ci siamo raccontati un po’ di vita e
lui mi ha capita subito. Ha preso in prestito il nome di mia figlia, Alice,
che ha tre anni e mezzo, come spunto per raccontare me, Cecilia come mi
vede, e mi è piaciuto molto questa sorta di ritratto musicale».
L’entusiasmo di Cecilia è contagioso: l’ho conosciuta
ragazzina e ora la ritrovo moglie e madre felice. Il marito, Pierpaolo
Pieroni, è un music maker assai apprezzato e, sposandola, è
diventato il suo uomo ombra. La consiglia, la sconsiglia, la
"carica", la tranquillizza. E poi c’è Alice, che è
attaccatissima alla sua mamma e che raramente Syria lascia, ma solo per poco
tempo.
«Tutina bella, ti ho pensato tanto»
Continuiamo nel racconto del tuo disco? «Certo, anche
perché c’è Luna crescente, della mia amica più cara, Giorgia
Todrani. Un giorno mi ha mandato una lettera che ho appeso al muro. Dice: «Tutina
bella, ti ho pensato tanto e questo è il risultato: se non ti piace vai
tranquilla». Io e Giorgia siamo amiche vere, quando ci incontriamo o
passiamo ore al telefono. Mi chiama Tutina perché suo fratello, che lavora
anche lui nella musica, indossa quasi sempre una tuta e Giorgia lo chiama
"er tuta". Io sono "Tutina" e lei, per me, è "Tutella".
La canzone mi è piaciuta tanto che ho voluto scriverla con lei.
Con Mario Venuti ho avuto qualche problema perché era occupatissimo.
Gli ho rotto le scatole sinché non si è arreso e mi ha regalato Non è
peccato, un piccolo capolavoro tutto suo: io ci ho messo solo la voce...
Bonnie & Clyde girava da tempo per casa nella versione francese
di Serge Gainsbourg; Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, un
gruppo che presto tutti conosceranno, l’ha tradotta e insieme l’abbiamo
cantata. Infine c’è Mi manchi un omaggio alla grande Loredana
Berté».
Cecilia, mi sembra che manchi un nome, le chiedo. «Quello
di Biagio Antonacci. Lui mi ha dato tanto e non ho avuto il coraggio di
chiedergliene ancora. Ci sentiamo spesso, e magari mi sgriderà per la sua
assenza». Quando l’avevo conosciuta le avevo chiesto cosa avrebbe fatto
da grande.
Lo richiedo e lei mi risponde come allora: «La mamma, la moglie, la
cantante».