![]() |
|
|
|
Colonia, 16 agosto
La pioggia ha inzuppato gli abiti, ma non ha spento l’entusiasmo. Anzi. La città si accinge a vivere la ventesima Giornata mondiale della gioventù confidando nel miglioramento del tempo promesso dai bollettini meteo. Si comincia alle 17, nel Rhein Energie Stadion, con una concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinal Joachim Meisneir, arcivescovo di Colonia. Nello stesso momento, il Cardinal Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, celebra a Dusseldorf, mentre il vescovo Franz-Josef Bode, responsabile della Commissione per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale tedesca, presiede una concelebrazione eucaristica a Bonn. La Gmg entra così nel vivo. Gli iscritti hanno superato quota 400 mila: vengono da 160 Paesi. Gli italiani sono oltre 110 mila in tutto. La delegazione più numerosa, quasi 16 mila giovani, arriva dalla Lombardia, e in particolare dall’arcidiocesi di Milano. Segue il gruppo del Triveneto (9.600); quindi quello dell’Emilia Romagna (circa 8.000). Ecco poi Toscana (quasi 4 mila) e Sicilia (circa 2.400). Il 12 per cento del totale (circa 9.600 ragazzi) è rappresentato da connazionali che fanno parte di associazioni e movimenti. Oltre cento i vescovi italiani che partecipano alla Gmg: 43 di essi tra domani e venerdì guideranno le catechesi a Colonia, Bonn, Dussendorf , Grevenbroich e in altre città della Germania. Sono circa 800, infine, gli italiani che stanno prestando servizio come volontari nell’organizzazione di questo evento dalla natura profondamente spirituale (il tema scelto “Siamo venuti per adorarlo” – richiama la storia e le figura dei re Magi, le cui spoglie mortali sarebbero custodite nel Duomo di Colonia a partire dal 1164), ma dagli inevitabili (e complessi) risvolti logistici, politici, diplomatici ed economici. I giornalisti accreditati sono 7.000 (furono 4.200 a Toronto, in Canada, nel 2002). Famiglia Cristiana cura un articolato diario quotidiano sul proprio sito Internet. Costante e approfondita la copertura garantita dall’agenzia di stampa Sir (edizioni in italiano e in inglese; www.agensir.it), dalla Tv Sat2000 (oggi diretta dalle 16), dal network radiofonico Radio InBlu, un appuntamento quotidiano con Telenova, l’emittente Paolina di Milano, alle 18,45 curata da Alberto Chiara, e dal quotidiano cattolico Avvenire. Il sito ufficiale italiano della Gmg è www.gmg2005.it. Alberto Chiara
Colonia, 16 agosto «Alzare lo sguardo non vuol dire abbandonare la terra. La speranza cristiana non è estraniarsi dal mondo, ma orientamento per la nostra vita di tutti i giorni». Nell’omelia pronunciata ieri, durante la celebrazione per la solennità dell’Assunta, monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha spronato i giovani che affollavano la chiesa di St. Maria Himmelfahrt a vivere una fede incarnata, capace di orientare scelte e gesti quotidiani. «Lo sguardo del cristiano si alza certamente al cielo, ma si proietta anche oltre, verso il futuro», ha aggiunto il presule: «Non ci mostra soltanto la relatività delle cose di quaggiù rispetto a quelle celesti, ma ci aiuta anche a giudicare le cose del momento in rapporto a quelle eterne. È uno sguardo di speranza, che ci permette di dare il giusto peso alle cose di ogni giorno. Viviamo in un mondo che sembra tutto concentrato sull’istante: una vita senza respiro, ridotta a un vortice di esperienze frammentarie, che si esauriscono nell’atto stesso del loro realizzarsi. Sembra che nulla resti del passato e che nulla duri per il futuro. C’è un consumismo che non è legato solo al mercato delle cose, che richiede sempre nuovi acquirenti e, quindi, crea sempre nuovi bisogni. C’è anche un consumismo dei valori, degli ideali, dei comportamenti. Il Papa ha parlato di “dittatura del relativismo”». «Abbiamo bisogno di riferimenti certi», ha insistito monsignor Betori, «per non restare preda di questo relativismo. Non possono venire da noi stessi: conosciamo i nostri limiti e le nostre precarietà. Solidità può venirci solo da chi domina la storia perché, come ci ricorda san Paolo, ne riduce a nulla “ogni principato e ogni potestà”. Gesù., il Figlio di Maria, il Signore, “primizia dei risorti”, è colui che può mostrarci la via della vita, quella vita al cui perfetto compimento ha condotto sua Madre». A. Ch. Colonia, 16 agosto A suggerire la responsabilità che ha avuto, ci pensa la maglietta bianca che indossa, con il logo della Gmg di Toronto 2002, ben visibile, stampato com’è in blu, giallo e rosso. Padre Thomas Rosica, 46 anni, religioso basiliano canadese di origini italiane, pigia i tasti di un computer nell’enorme sala stampa allestita per la ventesima Gmg. Ė in Germania nella sua nuova veste di presidente della Tv cattolica Salt and Light. Tre anni fa, toccò a lui organizzare la Gmg sulle rive del lago Ontario, l’ultima alla quale partecipò Papa Giovanni Paolo II. «Quella Gmg ha avuto confortanti frutti spirituali», afferma padre Rosica. «In tutto il Canada si sono moltiplicati gli sforzi per rendere più ragionata ed efficace la pastorale giovanile. In alcune diocesi, penso a quelle di Quebec City e di Halifax, il rinnovato impegno ha già dato risultati positivi. Così come è migliorata la pastorale studentesca. Dei 6.700 canadesi giunti a Colonia, 110 sono studenti di 25 diverse università: terminata la Gmg, si recheranno a Monaco di Baviera e poi in Italia per approfondire l’inculturazione delle fede alla scuola di beati come Pier Giorgio Frassati (si fermeranno in Piemonte) o come Gianna Beretta Molla (faranno tappa in Lombardia). C’è poi da segnalare la nascita dell’emittente televisiva che presiedo, la quale trasmette su tutto il territorio canadese. Un modo per entrare in punta dei piedi nelle case di tutti».
Alcune comunità cattoliche asiatiche lamentano di non aver ottenuto tutti i visti richiesti per partecipare alla Gmg di Colonia. Qualcosa di simile accadde già tre anni fa, per Toronto 2002. «Mi risulta che i visti non concessi allora furono circa 7.000. La severità adottata dalle autorità canadesi nel rilasciare i visti era motivata in parte con ragioni di sicurezza e in parte con la paura di incentivare fenomeni di immigrazione clandestina: le autorità italiane dissero che dopo l’edizione di Roma, nel 2000, furono diverse migliaia (mi pare di ricordare tra i 6 e i 7 mila) i partecipanti che chiesero asilo politico o che semplicemente si diedero alla clandestinità, senza far ritorno nei Paesi di origine. Da noi, le richieste di asilo politico furono 1.300 in tutto: circa 25 cubani, un prete di un Paese arabo che preferisco non citare, persone provenienti dal Sudan, dall’Egitto, dall’Arabia Saudita, ma anche dalla Colombia, dal Venezuela e dal Kenya. Nell’arco di un anno la maggior parte delle domande sono state accolte dal Governo canadese». Alberto Chiara |