Speciale domenica.
di Enzo Bianchi

IL VANGELO DELLA COMUNITÀ
Natale del Signore - 25 dicembre 2005

L’UMILTÀ DI BETLEMME

    
Luca
(2,1-14)

In quei giorni, un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
   

Dopo le domeniche dell’Avvento, vissute nell’attesa della venuta gloriosa del Signore, la nostra attesa continua, anzi si rinnova grazie alla celebrazione del Natale, memoria della prima venuta del Signore, venuta nella carne fragile di un uomo e nell’umiltà della nascita a Betlemme.

Il Vangelo, proclamato nella notte, colloca la nascita di Gesù nel contesto della storia mondiale: l’imperatore è Cesare Augusto, Quirinio è il governatore della terra in cui avviene il parto, mentre Giuseppe e Maria sono dei poveri sudditi che devono sottomettersi. L’imperatore ordina «un censimento di tutta la terra», ponendo in contrasto la volontà grandiosa di Cesare e ciò che accade per volontà di Dio a Betlemme. Luca ci fornisce, dunque, il quadro di una storia fatta dai grandi e dai potenti di turno, una storia attraversata dall’oppressione e dal peccato del censimento: come dimenticare infatti, che nell’Antico Testamento il censimento è considerato un’orgogliosa pretesa che attenta alla signoria di Dio sui suoi figli? Eppure proprio in questa storia si compie la promessa di Dio.

Ma Dio per fare la "sua" storia non sceglie i potenti, bensì gli umili, i poveri: Maria, Giuseppe, i pastori dell’insignificante borgata di Betlemme. Nell’evento della nascita di Gesù si registra una marginalità, un decentramento rispetto ai centri del potere politico e religioso. Per Giuseppe e Maria, giunti a Betlemme per farsi registrare quali discendenti della stirpe di David, non c’è posto nel caravanserraglio.

Ebbene, proprio allora si compiono per Maria i mesi di quella gravidanza iniziata grazie a un’azione decisa e voluta da Dio: essa dà alla luce il figlio primogenito ed è costretta a deporlo in una mangiatoia. E così il Figlio di Dio, venuto ad abitare tra gli uomini, trova posto proprio tra coloro per i quali non c’era posto: Gesù viene alla luce come un figlio di persone escluse dall’ospitalità, di poveri pellegrini in cerca di una dimora. Ma un figlio così, nato nella povertà, nell’umiltà, nella marginalità, chi poteva riconoscerlo? Solo i poveri e gli umili: l’angelo che annuncia questa nascita a un pugno di pastori, che vegliano nella notte accanto al gregge, ci ricorda che la povertà e l’umiltà sono i criteri essenziali per discernere la presenza di Dio.

Ma il "decentramento" di questo evento si verifica anche nei confronti delle attese messianiche di molti, delusi e scandalizzati di fronte a tanta insignificanza, di fronte a una nascita che non si impone: è questa la realizzazione delle promesse messianiche? La lunga attesa della storia si riduce a questo?

Certo, Gesù nasce a Betlemme, il villaggio di Davide, ma la profezia che sembra adempiersi è piuttosto quella contenuta in un’oscura pagina di Geremia: «O Signore, speranza di Israele, suo salvatore nel tempo dell’angoscia, perché sei come un forestiero sulla terra, come un viandante che va in giro cercando dove pernottare? Perché appari come un uomo senza forza, incapace di salvare? Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore!» (14,8-9). La presenza di Dio in mezzo a noi riveste, dunque, i panni della debolezza, della piccolezza e persino dell’impotenza di un bambino, di un infante che non sa neppure parlare! E così scandalizza e delude le nostre ricerche di segni e di prodigi, le nostre ansie di vedere Dio nella potenza, nel prodigioso.

Dov’è Dio, ci chiediamo? Sì, Dio si è fatto vedere nel legno di una mangiatoia per nascere, e si farà vedere sul legno di una croce per morire: ma per noi questa è buona notizia o scandalo?

   

IL CALENDARIO

Domenica 25 dicembre
Natale del Signore.
Letture: Is 9,1-3.5-6; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14 (Messa della notte);
Is 62,11-12; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20 (Messa dell’aurora);
Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18 (Messa del giorno).
RITO AMBROSIANO: 
Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-5.9-14 (Messa della notte);
Is 62,11-12; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20 (Messa dell’aurora);
Is 9,1-3.5-6; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14 (Messa del giorno).

Lunedì 26 dicembre
Santo Stefano.
Letture: At 6,8-10; 7,54-60; Mt 10,17-22.

Martedì 27 dicembre
San Giovanni apostolo. Santa Fabiola.
Letture: 1Gv 1,1-4; Gv 20,2-8.

Mercoledì 28 dicembre
Santi Innocenti. San Gaspare del Bufalo.
Letture: 1Gv 1,5-2,2; Mt 2,13-18.

Giovedì 29 dicembre
San Tommaso Becket. San Davide.
Letture: 1Gv 2,3-11; Lc 2,22-35.

Venerdì 30 dicembre
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Beata Margherita Colonna.
Letture: Gen 15,1-6; 21,1-3; Eb 11,8. 11-12.17-19; Lc 2,22-40.
Liturgia delle Ore: Ufficio della festa.

Sabato 31 dicembre
San Silvestro I. Santa Melania. Santa Caterina Labouré.
Letture: 1Gv 2,18-21; Gv 1,1-18.